Robot e umani si contendono i posti di lavoro

L’intelligenza artificiale pronta per nuovi settori

I robot ruberanno il lavoro agli umani? Un tempo le conquiste nel campo dell’automazione generavano meraviglia. Oggi scatenano attacchi d’ansia.

All’Henn-na Hotel di Nagasaki reception, pulizia delle camere e facchinaggio sono svolti dalle macchine. Nei magazzini di Amazon, il colosso del commercio elettronico, la forza lavoro in carne e ossa è il 10%, il resto sono metallo ed elettricità. YuMi concepito negli stabilimenti ABB e presentato alla Fiera di Hannover nel 2015, ha due braccia, mani flessibili, occhio elettronico. «Significa “tu e io” – dicono i creatori – lavorare insieme senza più limiti a ciò che possiamo fare»; all’Expo di Milano, prendeva una mela, la insacchettava e la porgeva ai visitatori. Alla FirstJob, società di risorse umane, la prima selezione dei candidati la fa Mya, un’intelligenza artificiale che pone domande e valuta le risposte.

Con queste premesse, non stupisce che all’ultimo World Economic Forum di Davos siano stati stimati in cinque milioni i posti di lavoro occupati dalle macchine entro il 2020 (tra quattro anni). Secondo un’altra indagine, firmata McKinsey, le categorie più a rischio si trovano nei settori della produzione industriale e nei servizi legati a cibo e vendite al dettaglio. I robot avanzano, senza sottrarsi ai compiti più pericolosi; ad Amatrice, dopo il terremoto, sono entrati nelle chiese lesionate per consentire di valutare l’entità dei danni e pianificare le operazioni di messa in sicurezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *