«Mettiamo in comune le nostre domande», la proposta di Scholz per superare la crisi

«La relazione produce conoscenze»: è una riflessione al centro dell’intervento di Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere,  ieri sera alla Piazza dei Mestieri, a Torino.

Paolo Morandi, Cristiana Poggio, Giovanni Gai
Da sinistra, Paolo Morandi, Cristiana Poggio, Giovanni Gai

L’incontro si intitolava L’alba è già qua – «perché non ci manca nulla per affrontare la vita in modo positivo», sottolinea Scholz – e ha visto in apertura, con la presentazione di Paolo Morandi,  gli interventi di Giovanni Gai, sull’esperienza del Tavolo della Meccanica Piemonte, una trentina di imprese che «si aiutano insieme in un mondo che tende sempre più a dividere», e Cristiana Poggio, presidente di Immaginazione e Lavoro, la cooperativa che opera per l’inserimento lavorativo di ragazzi in difficoltà, da cui è nata Piazza dei Mestieri, il grande spazio di via Jacopo Durandi destinato ai corsi di formazione professionali, con laboratori, un birrificio e il ristorante.

Felice Vai e Bernhard Scholz
Da sinistra, Felice Vai e Bernhard Scholz

«Che cosa porta avanti il mondo: le affermazioni superficiali oppure le domande intelligenti?». Sulla scia di questa provocazione Bernhard Scholz ha sviluppato il suo intervento, insieme al presidente di Compagnia delle Opere Piemonte, Felice Vai. La volontà era quella di infondere energia e coraggio, per attribuire valore al lavoro. «La crisi del 2008 – ha affermato Scholz – è nata perché alcune finanziarie hanno messo al primo posto il profitto»; invece «bisogna agire per il bene di tutti». Al centro di questa visione si colloca la relazione con gli altri, per ridestare la propria curiosità e osservare la realtà da insolite prospettive. «La Compagnia delle Opere è un network di conoscenze», ha detto Scholz nel tratteggiare questa associazione, nata da un’intuizione di don Luigi Giussani, che oggi raggruppa 34 mila imprese, con 38 sedi in Italia e 16 all’estero.

«Istintivamente, noi guardiamo a ciò che manca», ha concluso Scholz. Per ripartire, invece, dobbiamo «imparare a guardare quello che esiste», come l’alba, che è già qua.

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